Casa coniugale in comproprietà: quando scatta il diritto all’indennità per l’occupazione esclusiva

La gestione della casa coniugale dopo la separazione è uno dei temi che più frequentemente genera conflitti tra ex partner, soprattutto quando l’immobile è in comproprietà. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 31487/2025) offre un chiarimento importante: se uno dei due ex coniugi viene escluso dall’uso della casa pur essendo comproprietario, ha diritto a un’indennità, a condizione che abbia manifestato in modo chiaro la volontà di utilizzare il bene e che tale richiesta non sia stata accolta.

Il caso: una casa in comunione e un accesso negato

I fatti esaminati dalla Cassazione partono da una situazione piuttosto comune: una casa acquistata durante il matrimonio in regime di comunione legale, divenuta abitazione familiare. Dopo la separazione, la moglie continua ad abitare l’immobile, mentre il marito viene allontanato per un periodo.

Quest’ultimo avvia un giudizio chiedendo due cose:

  1. il rilascio dell’immobile,

  2. il pagamento di un’indennità di occupazione per il periodo in cui non aveva potuto utilizzarlo.

Il Tribunale riconosce solo il diritto all’indennità per un periodo limitato, mentre respinge la richiesta di rilascio dell’immobile. La motivazione? L’assegno di mantenimento della moglie era stato ridotto proprio tenendo conto del fatto che lei non sosteneva spese di abitazione.

L’intervento della Corte d’Appello

La Corte d’Appello conferma in parte la decisione, ma rivede alcuni elementi: sostiene che il marito avesse diritto all’indennità nei periodi in cui la moglie aveva negato l’accesso al bene comune, impedendogli di fatto di esercitare il proprio diritto di comproprietario.

La Cassazione: il principio chiave

La Suprema Corte chiarisce un aspetto decisivo.

l’indennità è dovuta solo se il coniuge escluso manifesta in modo certo e inequivoco la volontà di utilizzare l’immobile.

Non basta essere comproprietari. Occorre:

  • comunicare esplicitamente la volontà di usare il bene;

  • dimostrare che tale volontà è stata ignorata o ostacolata;

  • provare che l’altro coniuge ne ha fatto uso esclusivo.

Questa impostazione evita che la richiesta di indennizzo diventi automatica e garantisce un equilibrio tra tutela della comunione e responsabilità di chi ne limita l’uso all’altro.

Indennità e assegno di mantenimento: due piani distinti

Un aspetto interessante affrontato dalla Cassazione riguarda il rapporto tra l’occupazione della casa comune e l’assegno di mantenimento. Se il coniuge che resta nell’immobile non sostiene costi di alloggio, questo può incidere sull’ammontare del mantenimento. Tuttavia, ciò non elimina il diritto dell’altro coniuge a chiedere un indennizzo quando viene escluso dall’uso della casa.

In pratica, chi occupa la casa comune in modo esclusivo deve farlo con legittimità, altrimenti rischia un esborso economico rilevante.

La Cassazione ribadisce un principio di equilibrio: la comproprietà dà diritto a usare il bene, non solo a rivendicarlo. Un coniuge che ne impedisce l’uso all’altro, senza titolo, deve risarcire il danno patrimoniale derivante dal mancato godimento.

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