Esecuzione forzata presso terzi: il giudice deve considerare la rettifica tempestiva della dichiarazione di quantità
Con l’ordinanza n. 29059 del 3 novembre 2025, la Corte di Cassazione ha chiarito che, nell’esecuzione forzata presso terzi, il giudice dell’esecuzione non può ignorare la rettifica della dichiarazione di quantità resa dal terzo pignorato, se questa è stata tempestivamente comunicata prima dell’ordinanza di assegnazione.
La dichiarazione ex art. 547 c.p.c. non è irrevocabile: fino all’adozione del provvedimento conclusivo, il terzo può modificarla o rettificarla in presenza di errori o mutamenti del rapporto sottostante.
Qualora il giudice ometta di considerare tale rettifica, l’ordinanza di assegnazione risulta viziata ed è impugnabile mediante opposizione agli atti esecutivi. La decisione rafforza il principio secondo cui l’assegnazione deve riflettere la situazione giuridica effettiva e attuale del credito pignorato.
Superbonus e lavori mai eseguiti: il condominio non risponde fiscalmente ma il danno è risarcibile
La sentenza 337 del 27 gennaio 2026 del Tribunale di Lecce affronta il tema della perdita del bonus edilizio in caso di lavori mai eseguiti ma credito d’imposta già ceduto. Il giudice ha accertato la totale mancata esecuzione delle opere e qualificato la condotta di appaltatore e professionista come grave inadempimento, condannandoli in solido al risarcimento del danno.
La perdita del beneficio fiscale è stata riconosciuta come danno patrimoniale direttamente risarcibile nella sua entità.
Sul piano processuale, la decisione distingue nettamente tra responsabilità contrattuale, di competenza del giudice ordinario, e questioni tributarie, riservate al giudice tributario. Pur dichiarando il difetto di giurisdizione sulle domande rivolte contro l’Agenzia delle Entrate, il Tribunale ha accolto la domanda di manleva, imponendo ai soggetti responsabili di tenere indenne il condominio da eventuali somme richieste dal Fisco.
Responsabilità 231 e rapporto tra autore del reato ed ente: chiarimento a parte della Cassazione
La recente sentenza numero 19096 del 22 maggio 2025 della Corte di Cassazione chiarisce un principio fondamentale in materia di responsabilità degli enti ai sensi del Decreto Legislativo 231 del 2001: non è sufficiente che un reato sia commesso nell’interesse o a vantaggio dell’ente per affermarne la responsabilità.
È indispensabile dimostrare anche l’esistenza di un rapporto qualificato tra l’autore del reato e l’ente, ossia che il soggetto agente rivesta una posizione apicale oppure sia sottoposto alla direzione o vigilanza di tali soggetti. Solo in presenza di questo legame soggettivo, unito al requisito dell’interesse o vantaggio, l’ente può rispondere per un fatto proprio e non per un fatto altrui.
La pronuncia rafforza l’importanza di una chiara definizione dei ruoli interni e di un modello 231 adeguato, quale presidio essenziale di prevenzione e tutela per le imprese.
Pignoramento dello stipendio e conto corrente: cosa cambia dal 2026 e quali tutele restano
Dal 2026 entrano in vigore nuove regole sui limiti di pignoramento dello stipendio e delle somme accreditate sul conto corrente.
La riforma introduce soglie percentuali più chiare e progressive, con l’obiettivo di rafforzare la tutela del minimo vitale del lavoratore senza eliminare il diritto dei creditori al recupero del credito.
Per lo stipendio, la quota pignorabile varia in base all’importo netto mensile, garantendo una protezione maggiore ai redditi più bassi.
Per le somme già presenti sul conto corrente, viene riconosciuta una soglia di impignorabilità che tutela le risorse indispensabili alla vita quotidiana, mentre solo l’eccedenza può essere oggetto di esecuzione forzata.
Le nuove disposizioni mirano a ridurre le incertezze applicative del passato e a creare un equilibrio più trasparente tra esigenze di giustizia sociale e tutela del credito.
Rottamazione-quinquies: una nuova opportunità per regolarizzare i debiti fiscali entro il 30 aprile 2026
La Rottamazione-quinquies consente di regolarizzare cartelle esattoriali fino al 31 dicembre 2023 senza sanzioni e interessi. La domanda va presentata entro il 30 aprile 2026 in modalità telematica, con possibilità di pagamento rateale. Scopri come funziona e quando conviene aderire.
Crediti controversi e cancellazione della società cosa cambia dopo la svolta del 2025
La cancellazione di una società dal Registro delle Imprese non comporta automaticamente l’estinzione dei suoi crediti, soprattutto quando si tratta di crediti controversi. Con una recente pronuncia del 2025, le Sezioni Unite hanno chiarito che i crediti incerti o ancora oggetto di giudizio possono sopravvivere all’estinzione della società e trasferirsi ai soci, salvo una rinuncia chiara ed espressamente comunicata al debitore. Una decisione che incide profondamente sulla gestione delle liquidazioni societarie e dei contenziosi pendenti.
Quando insulti, offese o molestie condominiali autorizzano la disdetta anticipata dell’affitto
Quando la convivenza condominiale diventa un campo di tensioni, il contratto di locazione non può trasformarsi in una gabbia. La recente sentenza del Tribunale di Perugia ha riconosciuto che insulti, offese e molestie da parte dei vicini possono rappresentare un grave motivo per recedere anticipatamente da un affitto. Non è più solo una questione di mura o canoni ma di dignità, salute e quiete personale. Se il comportamento dei vicini compromette in modo serio e documentato la serenità abitativa, l’inquilino ha il diritto di dire basta e lasciare l’immobile prima della scadenza naturale del contratto.
Casa coniugale in comproprietà: quando scatta il diritto all’indennità per l’occupazione esclusiva
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 31487 del 3 dicembre 2025, ha stabilito che il coniuge comproprietario della casa coniugale che venga escluso dall’utilizzo dell’immobile ha diritto a un’indennità di occupazione. Tale diritto sorge quando l’ex coniuge manifesta in modo certo e inequivoco la volontà di utilizzare il bene, ma l’altro comproprietario glielo impedisce continuando a occupare l’abitazione in via esclusiva.
Il caso trae origine da una decisione del Tribunale che aveva riconosciuto al marito un’indennità limitata nel tempo per il periodo in cui era stato allontanato dalla casa familiare, respingendo invece la domanda di rilascio dell’immobile proposta nei confronti della moglie. La Corte d’Appello di Bologna aveva poi rivisto in parte la decisione, riconoscendo ulteriori profili di illegittima esclusione.
La Cassazione ribadisce che l’indennità spetta non per il semplice fatto di essere comproprietario, ma solo quando il diritto di godimento è stato concretamente ostacolato. L’occupazione esclusiva senza titolo genera quindi un obbligo risarcitorio, indipendente dal regime economico definito nella separazione, incluso l’eventuale assegno di mantenimento.
Quando un dosso non segnalato causa un incidente
Un recente intervento della Corte di Cassazione torna a fare chiarezza sul tema della responsabilità per i danni causati da difetti di manutenzione stradale. Con l’ordinanza n. 8450/2025, gli Ermellini precisano che, in caso di sinistro provocato da un dosso o da una buca non segnalata, non è necessario dimostrare il carattere “insidioso” o occulto della strada.
Ciò che conta, ai fini della responsabilità dell’ente custode ai sensi dell’art. 2051 c.c., è unicamente la prova del nesso causale tra la strada e l’evento dannoso. La visibilità del dosso, la presenza di illuminazione o la possibilità teorica di evitarlo non assumono rilievo decisivo.
Spetta invece all’amministrazione fornire la prova liberatoria: deve dimostrare che l’incidente sia stato determinato da un caso fortuito, oppure dal comportamento del danneggiato o di un terzo, anche solo colposo.
La pronuncia segna così un nuovo e importante orientamento a tutela degli utenti della strada, semplificando l’onere probatorio di chi subisce un sinistro a causa di difetti strutturali o di manutenzione della rete viaria.
Infezioni ospedaliere: quando la struttura è responsabile
La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 6386/2023, ha confermato la responsabilità della struttura sanitaria in caso di infezioni contratte dal paziente durante il ricovero. L’ospedale risponde dei danni se non dimostra, con documentazione chiara e completa, di aver adottato tutte le misure igieniche e preventive necessarie. Nel caso esaminato, il paziente aveva sviluppato una grave sepsi da stafilococco aureo dopo un intervento chirurgico: la struttura non è riuscita a provare adeguati protocolli di sterilizzazione e sanificazione. La Corte ha ribadito che l’onere della prova ricade sulla struttura e non sul paziente, che può ottenere il risarcimento per i danni fisici, morali e patrimoniali subiti. Questa pronuncia rafforza ulteriormente la tutela del paziente contro le infezioni ospedaliere evitabili.